
Il tema del 2008: Terra, acqua, fuoco
Un'occasione per riflettere sul valore delle nostre risorse ambientali e sull'emergenza globale ecologica che rischia seriamente di comprometterle.
I devastanti incendi che hanno flagellato l'Estate del 2007 hanno portato in primo piano un disastroso bilancio ambientale ed economico, ma non sono che l'aspetto più evidente e impressionante di un'alterazione degli equilibri ecologici che investe ampie aree del Mediterraneo. Causa e nel contempo effetto di questi processi è, secondo uno schema fatalmente vizioso, il fenomeno della desertificazione che affligge quasi il 40% della superficie emersa della Terra.
Il prelievo incontrollato delle acque, il degrado delle terre agricole, la pressione zootecnica e, in breve, tutte quelle attività antropiche che esercitano un'azione incontrollata di rapina nei confronti del territorio e delle risorse naturali, dopo aver innescato questi processi rischiano di essere colpite come da un boomerang dagli effetti di degrado scatenati. Pensiamo, ad esempio, all'impoverimento delle falde e agli effetti della desertificazione sulla produzione agricola, o alle deleterie ricadute sull'immagine turistica dei territori attraversati dalle fiamme.
In questo scenario ancora una volta le aree protette, pur se bersaglio di attacchi sconsiderati, possono offrire modelli di gestione avanzata del territorio e di sperimentazione dei meccanismi di prevenzione, affidati non solo alla tecnologia ma soprattutto alla sensibilità e alla partecipazione sociale.
L'articolazione del titolo offre anche lo spunto per organizzare attorno ai tre elementi naturali altrettante sessioni tematiche di discussione con la partecipazione di esponenti illustri del pensiero scientifico e culturale del Mediterraneo. Di seguito una prima ipotesi degli argomenti su cui concentrare la riflessione.
Terra
Come un'immagine al negativo le terre emerse disegnano il profilo del bacino del Mediterraneo. Da questo incontro tra il mare e la terra nasce il sistema delle coste che non rappresenta solo una striscia di frontiera, ma anche un luogo ad altissimo tasso di biodiversità. Qui, infatti, si intersecano habitat e interagiscono specie molto varie dando vita ad un complesso sistema ecologico, che rappresenta un prezioso capitale genetico. Tuttavia le coste rappresentano anche una spia della vulnerabilità del nostro Mare, oggi minacciato da una crescente pressione antropica, come evidenziato dal dossier sullo stato di salute del Mediterraneo prodotto dall'Unep-Map (United Nations Environment Programme - Mediterranean Action Plan). Erosione delle coste, innalzamento del livello del mare, cementificazione rischiano di compromettere questo eccezionale patrimonio. Per tale ragione il sistema costiero diventa il luogo fisico dove sperimentare forme di gestione integrata tra le diverse entità ambientali, quali il mare, le zone umide e le aree interne, e tema di discussione tra le diverse istanze per conciliare le ragioni della conservazione della natura con quelle dello sviluppo economico e sociale delle popolazioni.
Acqua
Strettamente connesso alla difesa delle coste è il mantenimento del sistema idrografico del Mediterraneo, affidato al destino dei grandi assi fluviali e delle zone umide che insistono sugli estuari. Questi sistemi, infatti, non solo rappresentano uno straordinario serbatoio di biodiversità, ma da sempre con il loro ciclo vitale bilanciano i processi erosivi delle coste attraverso l'apporto detritico. I fiumi con i loro depositi hanno operato un modellamento che ha contribuito in maniera significativa a costruire il paesaggio mediterraneo. Inoltre, vere e proprie isole ecologiche, tanto i fiumi che le lagune oggi vantano anche un riconosciuto valore economico per i benefici effetti sul territorio e in termini di servizi ambientali forniti. Tuttavia le continue manomissioni attraverso la costruzione di dighe, le captazioni incontrollate o la deviazione artificiale degli alvei, portano all'impoverimento della portata dei corsi d'acqua con pesanti ripercussioni sia sull'equilibrio ecologico delle aree attraversate, che su quello fisico dei litorali soggetti ad un progressivo arretramento.
A completamento del quadro di discussione, attraverso una lettura antropologica, si approfondirà anche il ruolo rivestito dai fiumi nell'organizzazione sociale ed economica delle popolazioni confinati.
Fuoco
Il culto del fuoco accompagna da sempre con un significato ambivalente la storia della razza umana e il suo rapporto con la Natura. Fin dal suo esordio nella mitologia classica greca con il mito di Prometeo, che ne fece dono agli uomini, il sacro elemento ha mantenuto la funzione originaria di sorgente di vita e rigenerazione, divenendo al tempo stesso uno straordinario strumento di distruzione. La storia del Mediterraneo è fitta di episodi che testimoniano azioni distruttive attraverso il fuoco: dagli incendi che distrussero più volte l'antica Troia, all'assedio dei Romani che infiammò Cartagine nel 146 a. C., dal fuoco che colpì la città di Roma sotto l'imperatore Nerone, ai ripetuti incendi che devastarono la celebre biblioteca di Alessandria d'Egitto. Oggi da strumento di offesa militare il fuoco è divenuto elemento di aggressione al patrimonio naturale per chi insegue dissennate mire speculative o per sottrarre ai boschi aree da destinare ai pascoli. Inoltre, le vaste dimensioni delle aree interessate e il passaggio sistematico del fuoco impediscono il naturale processo di rigenerazione degli ecosistemi boschivi, accentuando ulteriormente il processo di erosione del suolo. La scala del fenomeno è tale da richiedere uno sforzo comune e coordinato tra i paesi che vivono esperienze simili. Il dibattito, dunque, potrà portare a confronto le diverse esperienze maturate con particolare riguardo alla legislazione e alle misure preventive adottate e alle tecniche di recupero delle aree compromesse dal fuoco.




